Lui & Lei
C'è traffico anche oggi - Parte 2
03.02.2017 |
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"Gli piace comprare le altre persone, poterne disporre sentendosi in diritto di farlo..."
Al civico 26 c’è una palazzina marrone chiazzata di pioggia. Un breve giardino nascosto da siepi e un cancello dipinto di verde. Ingmar scorre i cognomi sul citofono e spinge col dito dove vede scritto Collegni. Il cancello si apre senza che nessuno chieda niente.Nell’antro delle scale i portaombrelli hanno sopra esotici nomi geografici: uno ha scritto “Paris”, con la sagoma della Tour Eiffel, un altro “Seattle”, circondato da tante gocce tonde disegnate. Il pavimento è di marmo scuro, con venature marroni e grige, lucido. Si apre una porta al piano superiore, Ingmar sale le scale e si dirige verso la porta, socchiusa.
Sul portaombrelli c’è scritto: Ombrelli.
Ci infila l’ombrello ed entra.
La stanza è in penombra. In controluce, di spalle, una donna guarda fuori dalla finestra, con le braccia conserte. Appende la giacca e la sciarpa sull’attaccapanni.
Sul tavolo ci sono disposti, in ordine, un bicchiere pieno di un liquido trasparente, una bacinella di plastica bianca, dei fazzoletti di carta, una bottiglietta di disinfettante e cinquecento euro, in pezzi da cento.
-Si sciacqui la bocca e si pulisca le mani-
-Dovrei andare un attimo nel bagno, se non le dispiace.-
-Va bene. Sia celere. È nel corridoio alla sua destra, la seconda porta.-
Una volta in bagno appoggia la valigetta sul ripiano di marmo rosa e la apre.
É preparato per ogni evenienza: una busta di plastica con dei vestiti di ricambio, un altra busta di plastica trasparente per contenere i vestiti sporchi, del lubrificante a base d’acqua, un detergente antibatterico, un colluttorio, dei fazzoletti, una bustina richiudibile in plastica contenente dei guanti neri in nitrile. Gli scompartimenti sul coperchio ospitano: un pettine in vinile nero, un dildo anale in acciao cromato, delle palline stimolanti ano-vaginali, un vibratore a batteria bianco, un fallo in silicone blu, un rotolino di cerotto adesivo e una scatola di preservativi. Si abbassa i pantaloni e i boxer. Estrae un preservativo e lo apre, lo svolge infilandoci due dita e lo calza sul pene moscio, che appoggia sul ripiano in marmo rosa, per non far cadere il profilattico. Poi strappa un pezzo di cerotto adesivo color pelle e gli fa fare un giro attorno, appena prima dell’elastico. Strappa un altro piccolo pezzo di cerotto e congiunge l’anello appena creato con la pelle all’attaccatura del pene, rasato.
Viene quasi sempre durante il trattamento, e non gli piace sborrarsi sulle palle e tra le gambe, nelle mutande.
Torna in soggiorno.
Si siede sulla sieda, un po’scostata dal tavolo. Beve un po’ di liquido, è alcool etilico puro e brucia terribilmente. Si sciaqua la bocca a fondo senza ingoiarlo e sputa nella bacinella bianca. Sciaqua e sputa ancora per due volte. Poi si deterge le mani e la faccia con il disinfettante.
La donna, senza guardarlo, si è tolta la gonna di velluto marrone e l’ha appoggiata sullo schienale di una sedia, piegata ordinatamente. Si è quindi seduta su un altra sedia che ha posizionato nel centro della stanza.
-Avvicinati, carponi.-.
E’ seduta in punta di sedia, con le gambe divaricate e il busto dritto, indossa ancora una camicetta grigia e un maglioncino blu a coste. Ha mutande di cotone leggere, bianche, senza pizzo e un po’ ingrigite e consumate.
-Vieni più vicino.-
La punta del naso di Ingmar è a pochi millimetri dagli slip della donna, può scorgerne i pallini minuscoli di stoffa che si sono creati con l’usura, l’impercettibile ingiallimento nella zona centrale, un piccolo pelo arricciato è rimasto appiccicato sulla destra, impigliato nell’elastico. Può sentirne il calore, il bollore e l’odore.
-Fermo. Non toccare, annusa. Inspira forte, voglio sentire che annusi.
La donna lo lascia così, con il naso che le sfiora la figa e lui a occhi chiusi che respira forte, per qualche minuto, osservandolo con la testa inclinata e il collo allungato, per vedere che faccia bene.
Poi lo allontana leggermente, con una mano, e si sporge un poco dalla sedia, alzandosi, e inarca la schiena. Resta così qualche secondo, rilasciando I muscoli dello sfintere esterno, fino a che sulle mutandine non compare una macchia di urina in rapida espansione. Richiude subito. Qualche goccia cade sul pavimento di cotto.
Si risiede in punta di sedia protundendo il pube e divaricando ancora le gambe, due pieghe le si formano sulla pancia.
-Succhia.- dice pizzicandosi con due dita gli slip per allontanarseli dalla vagina.
Ingmar prende fra le labbra quella punta di stoffa madida di piscio che si è appena formata e succhia. Ha un sapore delicato, salato ed erboso.
La donna ripete il gioco altre due, tre volte. Ogni volta le mutande le si inzuppano di più e dei sottili rivoli di pipì le scorrono lungo le cosce, formano una piccola pozza sul pianale della sedia, bagnandole le natiche.
Poi si toglie il maglione blu a coste, la camicia grigia e una canottiera di seta bianca ingrigita. Si toglie anche il reggiseno, blu. Ha un seno grosso, morbidamente sospeso, con grosse aureole rosa e un capezzolo, non eretto, rientra un po’.
Si leva anche scarpe e calze e per ultime, le mutande. Con lentezza e precauzione.
Ha vagina formosa, con labbra pronunciate dai contorni violacei. La depilazione, classica, ha salvato peli forti e decisi, neri.
Si urina sulle mutande, che tiene nella mano sinistra. Le irrora di piscio e poi se le passa sul corpo. La mano destra le si muove veloce attorno al clitoride, vaga, gira, cerca, sfrega. Il corpo le si irrigidisce, emette gemiti strozzati.
Si ferma, improvvisamente.
-Pulisci questo casino- dice indicando il pavimento.
Le piastrelle viste da vicino hanno dei piccoli avvallamenti variegati, delle venature rosso scuro, minuscole crepe. Nelle fughe si è raccolta più urina. Le fughe hanno sapore cementizio e dei piccoli granelli, graffiano la punta della lingua. Ingmar lecca e ingoia. Ogni volta si deve alzare un poco per riuscire a deglutire. La donna guarda dura e sembra soddisfatta.
Lecca a lungo, decine di minuti. Sul pavimento rimane ormai solo la sua saliva. Gli ordina di fermarsi e sdraiarsi supino, quindi si porta sopra di lui e si accoscia, mettendogli al figa in faccia. Si avvicina lentamente. Quando mancano ormai pochi millimetri, Ingmar alza leggermente la testa e protende la lingua, chiudendo gli occhi.
La donna lo afferra per i capelli e gli sbatte la testa sul pavimento.
-Fermo. Tieni solo la lingua fuori, e stai fermo.-
Senza staccare le mani dai suoi capelli inizia a muoversi lentamente sopra di lui, sfiorandogli la bocca, vicinissima, senza mai toccarlo. È eccitata, si sta bagnando al punto che grosse gocce si raccolgono sulle labbra della sua vagina, quasi cadono. Si muove piano, sempre più vicina, delle piccole scosse le percorrono le braccia con cui tiene saldamente ferma la testa di Ingmar, respira a singhiozzi, sembra che pianga.
Continua a lungo questa tortura, concedendogli occasionali assaggi. Egli freme e si contorce, e il suo cazzo, paonazzo, sfrega sull’interno dei pantaloni, quando la gamba gli trema, per l’eccitazione. Lo avvicina sempre di più, fino a farsi massaggiare il cappuccio del clitoride con la lingua, con movimenti circolari, piano, poi un po’ più veloce.
Poi di colpo lo stringe forte per la testa e finalmente lo porta a sé, violentemente. Se lo sbatte addosso e inizia a muoversi con foga, si sfrega con tutte le sue forze la faccia di Ingmar sulla vagina, forte, veloce.
Quando sta per venire gli chiude le gambe, muscolose, attorno alla testa, come una morsa, e gli eiacula in bocca, in faccia, uno spruzzo violento di liquido trasparente.
Si allontana carponi da lui e si appoggia al muro ansimando, rannicchiata, lasciandolo a tossire e sputare come un naufrago, fradicio.
-Può andare…- dice la donna, ancora un po’ ansante.
Ingmar va in bagno, si sveste, si toglie il preservativo pieno, si sciacqua la faccia, si pettina i capelli, ripone i vestiti nella busta di plastica vuota, indossa gli indumenti di ricambio, esce dal bagno. Prende i soldi che sono sul tavolo, li ripiega in quattro e se li infila in tasca, la donna è ancora seduta per terra, scomposta, con la schiena appoggiata al muro. Il liquido vaginale brilla sul suo corpo che la luce colpisce di sbieco. Ha un aria sconfitta.
Si dirige verso la giacca.
-Aspetti!- Dice la donna
-Lei non lo fa per soldi.-
-No.-
-Voglio dire, lo farebbe anche gratis.-
-Si.-
-Ed allora perchè si fa pagare?-
-Alle persone piace pagare, gli piace spendere. Gli piace comprare le altre persone, poterne disporre sentendosi in diritto di farlo. La società è abituata così. Gratis non avrebbe funzionato.
Chiude la porta e lascia la donna seduta nei suoi umori. Si è ferito leggermente l’interno del labbro superiore, che sanguina un poco, guastando il sapore di vagina che ha in bocca.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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